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Pablo de Sarasate: un nome tra le leggende del violino

 

Non era circondato dal misticismo demoniaco di Paganini, né appesantito dall'aura tragica di Wieniawski. Al contrario, Sarasate sembrava incarnare un'arte naturale e spontanea, come se la musica fluisse da lui come la luce filtra attraverso il vetro.

C'è una purezza e una sicurezza nella sua musica, una libertà che sembra quasi serena. Forse la sua comprensione della musica aveva già trasceso la tecnica; era entrato in un regno in cui l'espressione stessa era l'unico linguaggio di cui aveva bisogno.

Ciò che si ammira di più di Sarasate è la sua capacità di scrivere musica piena di virtuosismo abbagliante, senza mai renderla appariscente.

Alcuni dei suoi brani non rivelano nemmeno la loro difficoltà a prima vista; solo dopo ripetuti ascolti ci si rende conto: "Aspetta, questa è davvero una cosa follemente difficile".

Altri compositori potrebbero rendere questi passaggi deliberati o pesanti, ma la scrittura di Sarasate scorre così naturale da non gravare mai sull'ascoltatore.

La sua brillantezza non grida per attirare l'attenzione; brilla silenziosamente, come se la musica semplicemente non potesse esistere in nessun altro modo.

Sarasate visse una vita sorprendentemente tranquilla: niente scandali, niente grandi tragedie, niente storie d'amore caotiche.

Dedicò quasi tutta la sua esistenza all'esecuzione e alla composizione, incurante delle tentazioni della fama.

 

Questo tipo di concentrazione è raro.

Non si affidò allo spettacolo o al gossip per farsi un nome; lasciò semplicemente che fosse la musica a parlare per lui. E solo questo incute rispetto.

Eppure, sotto quella calma superficiale, si percepisce qualcosa di paradossale in lui: una sottile malinconia intessuta nelle sue melodie.

Quella tenerezza venata di dolore fa credere che, nonostante il suo aspetto elegante, Sarasate portasse dentro di sé la solitudine e la sensibilità che spesso caratterizzano i grandi artisti.

La sua musica sembra un onesto riflesso di questa dualità: gentile ma intensa, passionale ma contenuta.

In ogni frase, c'è un sussurro di desiderio, un barlume di tristezza – e poi, all'improvviso, esplosioni di colore che colgono di sorpresa, fanno sorridere, rabbrividire o persino commuovere.

Quell'interazione tra sogno e realtà, calore e dolore – è ciò che rende l'arte di Sarasate così umana, così luminosa.

Forse è questa la sua vera magia: non nel suo virtuosismo, ma nel modo in cui ci ha fatto credere che la musica stessa potesse essere la forma di espressione più pura dell'anima.

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