Passa ai contenuti principali

Trump e il vitello d'oro


Si è discusso molto sul video diffuso dal presidente degli Stati Uniti, Trump che, ricorrendo all’intelligenza artificiale, ha disegnato la futura Gaza risorta nell’Eldorado.

Si tratta di una vera provocazione; un colpo di frusta su un corpo pieno di vive ferite; un implicito disprezzo per la sofferenza altrui; un impasto di megalomania e stupidità umana.

Ho seguito molti dibattiti televisivi e ho ascoltato alcuni commentatori che sorprendentemente applaudivano l’iniziativa del forsennato americano. Lo giustificavano dicendo che nessuno ha fatto niente per Gaza e la pace prima di lui mentre questa iniziativa dovrebbe scuotere gli animi.

Mi sembra assurda la giustificazione! 

Sarebbe come far vedere un pollo arrosto ad una persona che muore di fame e poi dirgli che per ora si tratta di un pollo finto, in futuro sarà a tua disposizione.

Oscena è questa ostentazione di ricchezza e di felicità in un luogo che è tutt’oggi la tomba di migliaia di uomini e di tantissimi bambini.

Oscena è la visione neo-coloniale del popolo palestinese considerato come schiavo dell’impero caratterizzato da forza e denaro.

Oscena è questa blasfema rappresentazione della statua di Trump in oro che si impone nelle strade delle nuova Gaza, come un nuovo Vitello d’oro da adorare e servire.

Oscena è l’idolatria del denaro (sparso a gran mani da Murk su dei poveracci senza dignità), del potere (plasticamente incarnata in Trump e Netanyahu che prendono un cocktail a bordo piscina) e del successo mostrato come una ossessione paranoica e distruttiva.

Nessun rispetto umano, nessun riguardo per le migliaia di morti, nessuna considerazione per la sofferenza umana, per le macerie, per il dolore di un popolo. Nessun credito alla dignità umana, alla giustizia e alla solidarietà ma una oscena ostentazione di narcisismo, potere e denaro.

Più che uno sogno futuribile appare un incubo della peggior specie, di quelli che compaiono come postumi di una brutta ubriacatura.

L’aggettivo “osceno” qualifica la demenza che sale sul palco teatrale per una rappresentazione in mondovisione. Osanna del disgusto in 41 secondi.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lo sguardo nel tempo della filosofia

Questo non è un manuale, né una cronologia della filosofia.   È un invito. Un invito a pensare senza rete, a incontrare gli autori nel disordine vivo delle idee senza la mappa sicura della storia a guidare il cammino. I saggi che seguono non sono disposti in ordine cronologico: volutamente.  Non si parte dall’antichità per arrivare ai giorni nostri.   Qui si entra in un dialogo che salta nel tempo, che lega in modo inatteso voci lontane, che accosta domande di oggi a risposte di ieri e viceversa. Questo perché la filosofia quando è autentica, non invecchia e non si lascia classificare. Non è una sequenza, ma un’intuizione che torna, un’urgenza che si ripete, una scintilla che si riaccende anche dopo secoli; è lo sguardo che si muove liberamente attraverso il tempo senza esserne prigioniero. Qui la filosofia è un incontro e un urto; è ascolto e spiazzamento. È un tempo che non si misura, ma si abita. Ogni autore trattato è un ritaglio di questo sguardo nel tempo: uno sguar...

Michel Foucault, il filosofo più cercato sulla rete

Secondo una recente analisi, Michel Foucault ha 1,42 milioni di citazioni su Google Scholar, circa il 75% in più di qualsiasi altro autore nella storia. Questo significa che, a oggi, solo la Bibbia ha avuto un impatto maggiore di Foucault nel plasmare la società e la cultura occidentale. Oppure, se consideriamo la cosa a livello individuale, si può a ragione affermare che Michel Foucault sia la persona più influente nella storia della civiltà moderna. Ma perché? Beh, diciamo solo che non è dovuto al fatto che fosse di facile lettura. Le sue idee possono spesso essere eccessivamente astratte e un po' dense. E soprattutto, non è stato lo scrittore più prolifico. Ad esempio, Noam Chomsky, che è praticamente una divinità nel campo della linguistica, ha scritto o contribuito a oltre 1.100 opere pubblicate, mentre i contributi di Foucault ammontano a poco più di 400. E a conti fatti, questo è praticamente meno della metà del totale di Chompsky. Ma l'ironia è che il numero di ...

Etica jonasiana dell'intelligenza artificiale

 Hans Jonas (1903-1993) è stato un filosofo eccezionalmente perspicace e lungimirante. La sua opera, "L'imperativo della responsabilità", pubblicata nel 1979, affronta questioni etiche che rimangono di straordinaria attualità ancora oggi, al punto che l'intera opera appare spesso profetica. Forte critico dello sviluppo tecnologico in generale e delle biotecnologie in particolare, Jonas non visse abbastanza a lungo per assistere al boom dell'intelligenza artificiale. Ma quale sarebbe stata la sua posizione al riguardo? La riflessione di Jonas parte dalla consapevolezza di un cambiamento nel rapporto uomo-tecnologia nell'era contemporanea. La tecnologia, un tempo un mero strumento nelle mani dell'uomo per raggiungere obiettivi specifici, ora incarna essa stessa un fine intrinseco: la dinamica tecnologica è autoalimentante; non ha alcuno scopo al di fuori di sé. L'eccessiva fiducia nel "mito prometeico" della tecnologia, l'impegno totale e i...