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Alienazione della teconolgia

 

 

La capacità di vedere dell’uomo è in declino. Coloro che oggi si occupano di cultura e di istruzione avranno esperienza di questo per molto tempo ancora. Non intendo qui, ovviamente, la sensibilità fisiologica dell'occhio umano. Intendiamo la capacità spirituale di percepire la realtà visibile così com'è veramente.

Certo, nessun essere umano ha mai realmente visto tutto ciò che si trova visibilmente davanti ai suoi occhi. Il mondo, compreso il suo lato tangibile, è insondabile. Chi avrebbe mai potuto percepire perfettamente le innumerevoli forme e sfumature di una sola onda che si gonfia e si ritira nell'oceano! Eppure ci sono gradi di percezione. Andare al di sotto di un certo limite metterà ovviamente in pericolo l’integrità dell’uomo come essere spirituale.

Cercandone le ragioni, potremmo additare diverse cose: l’inquietudine e lo stress dell’uomo moderno, ormai sufficientemente denunciati, oppure il suo totale assorbimento e asservimento a scopi e scopi pratici. Ma non va trascurato nemmeno un motivo: l’uomo medio del nostro tempo perde la capacità di vedere perché c’è troppo da vedere!

Esiste qualcosa come il “rumore visivo” che, proprio come la controparte acustica, rende impossibile una chiara percezione. Si potrebbe presumere che gli spettatori televisivi, i lettori di tabloid e gli spettatori di cinema esercitino e aguzzino la vista. Ma l'opposto è vero. Gli antichi saggi sapevano esattamente perché chiamavano la “concupiscenza degli occhi” un “distruttore”. Al giorno d’oggi difficilmente ci si può aspettare il ripristino degli occhi interiori dell’uomo – a meno che, prima di tutto, non si sia disposti e determinati a escludere semplicemente dal proprio regno della vita tutte quelle illusioni insensate e artificiose ma stuzzicanti incessantemente generate dall’industria dell’intrattenimento.

 

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